Proteggere la fragola da D. suzukii con BioMagnet Ruby
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Presso l’Azienda Fratelli Santorsola di Scanzano Jonico (Matera) si produce frutta di qualità commercializzata sia sul mercato nazionale che all’estero.
Guidata dai fratelli Salvatore e Nunzio Santorsola, l’Azienda produce - su una superficie totale di circa 34 ettari - soprattutto fragola e uva da tavola (circa dieci ettari dedicati all’una e altrettanti all’altra), in minor misura Drupacee e agrumi.
Per mantenere elevati gli standard qualitativi delle proprie produzioni, dal punto di vista compositivo ed estetico, i fratelli Santorsola impiegano strategie di difesa efficaci ma rispettose dell’ambiente, come BioMagnet Ruby di Suterra. Ne abbiamo parlato con Salvatore Santorsola.
Come viene commercializzato il vostro prodotto?
La commercializzazione è affidata a figure specializzate che si occupano di posizionare al meglio la merce sia sul mercato interno che su quello estero, a diversi livelli. Ci collochiamo infatti sia nel mercato del prodotto un po’ più di massa che in quello delle produzioni di nicchia, e questo vale sia per le fragole che per l'uva da tavola. Di fragola, in particolare, produciamo quattro linee di diversa qualità, dalla fragola standard fino a quella premium selection.
Cosa differenzia la fragola premium selection dalle altre linee?
L’elemento discriminante è la qualità intrinseca del prodotto sotto ogni aspetto, da quello organolettico, morfologico ed estetico, a quello sanitario.
Produciamo infatti secondo canoni di agricoltura sostenibile, riducendo al massimo il nostro impatto ambientale, e lo comunichiamo sia ai nostri acquirenti sia al consumatore finale attraverso un’analisi multiresiduale che accompagna la merce lungo tutta la filiera. Infine, per esaltarne la qualità in senso lato, la frutta è accompagnata da un packaging dedicato che ne esalta le caratteristiche cromatiche e la shelf life.
Ci sono tutta una serie di accortezze per fare in modo di differenziarsi con un prodotto di qualità più elevata, che tuttavia presentando un prezzo di partenza maggiore rispetto a quello standard, trova un suo sbocco in mercati dove ci sono player in grado di valorizzarlo o condizioni favorevoli di mercato.
I consumatori italiani di fragole hanno richieste diverse da quelli di altri Paesi?
La sanità del frutto è sempre stato un prerequisito imprescindibile da parte di ogni destinazione commerciale.
Partendo da questo presupposto, il mercato italiano molto prima di quelli esteri ha iniziato a prediligere la qualità del frutto, in termini di profumo e gusto.
Per i mercati esteri invece, tra i quali per noi molto importante è quello tedesco, la sanità è stata per lungo tempo il parametro qualitativo più importante, insieme alla conservabilità, che garantisce chiaramente una finestra temporale di commerciabilità maggiore e quindi massimizza la redditività.
Solo in tempi più recenti anche i mercati esteri hanno iniziato a chiedere fragole non solo sane ma anche profumate e gustose.

Più Italia o più estero?
L’Italia è per noi il mercato principale, ma avere valvole di sfogo all’estero è importante per incanalare su questi mercati il prodotto giunto alla maturazione ottimale, e quindi da raccogliere, quando il mercato interno non riesce ad assorbirlo.
Come si producono fragole di alta qualità?
La qualità della fragola è il risultato di una combinazione tra tecniche colturali, caratteristiche pedoclimatiche dell'areale di produzione e aspetti genetici (varietà coltivata).
Tra le tecniche colturali, di particolare importanza sono l’irrigazione e la scelta del momento ottimale di raccolta.
Occorre sempre evitare le cosiddette “raccolte di rapina”, ovvero quelle eseguite esclusivamente per soddisfare richieste pressanti di mercati che risultano momentaneamente sprovvisti di prodotto. Raccogliere in questo modo significa spesso avere frutti che seppur esteticamente perfetti, non presentano il giusto grado di maturazione e dunque non inducono il consumatore a ricomprare lo stesso articolo la volta successiva bloccando i consumi e le richieste di prodotto.
Quali sono le principali problematiche fitosanitarie con cui vi dovete misurare?
Le malattie chiave della fragola sono l'oidio e la botrite, mentre i parassiti più temuti sono il tripide (Thysanoptera) e il ragnetto.
Ma c’è poi tutta un’altra serie di criticità che stanno diventando sempre più preoccupanti negli ultimi tempi, soprattutto per effetto della revoca di sostanze attive che in passato potevano essere impiegate per la difesa e che, avendo uno spettro di azione molto ampio, oltre a contenere i parassiti o i patogeni principali avevano anche un effetto secondario di controllo su altre avversità, cosa che le sostanze attive attualmente autorizzate, spesso efficaci su uno o due target al massimo, non fanno.
Tra queste “nuove criticità” c’è Drosophila suzukii, la cui femmina depone le uova nei frutti sani pronti per la raccolta, da cui si sviluppano larve che con la loro attività trofica divorano i tessuti della fragola facendola collassare. Spesso quando ci si accorge del danno è già tardi per intervenire.
Cosa differenzia la specie suzukii dalle altre del genere Drosophila?
Le altre specie di Drosophila, come la melanogaster, attaccano frutti già marcescenti e quindi non più commercializzabili. La suzukii invece arreca danni diretti ai frutti in pianta.
Le segnalazioni di presenza preoccupante nei nostri areali sono aumentate nell’ultimo quinquennio. La riduzione delle sostanze attive disponibili ha stimolato da parte dei produttori l’adozione di strategie di difesa integrata, che contemplano l’uso integrato della chimica, di pratiche agronomiche corrette e del biocontrollo.
Parlando di biocontrollo, com’è stata la vostra esperienza con l’impiego di BioMagnet RUBY?
Abbiamo iniziato a posizionarlo nelle nostre serre destinate alla coltivazione delle fragole nel febbraio 2025, precisamente a San Valentino, e non a caso.
Il frutto attrae l’insetto non appena diventa rosso e, per la varietà su cui abbiamo testato BioMagnet RUBY, quella era l’epoca migliore per agire in via preventiva e al contempo garantirci una copertura sufficiente, considerato che questi dispositivi restano efficaci per almeno 4 mesi.
Il nostro primo focus è stato comprendere come collocare i dispositivi, in che numero per unità di superficie e con quale distribuzione. Suterra consigliava 150 unità/ettaro, ma si trattava di capire come distribuirli in maniera omogenea e in modo tale da massimizzarne l’efficacia. Abbiamo pertanto deciso di distribuirli nello spazio in modo sfalsato tale da avere sufficiente sovrapposizione tra l’areale coperto dall’attrattivo di un dispositivo e quelli coperti dai dispositivi vicini, per non lasciare zone “scoperte”.
Che risultati avete ottenuto?
BioMagnet RUBY ha mostrato di essere una soluzione di biocontrollo efficace se inserita in una strategia di difesa integrata, che contempla anche l’applicazione di buone pratiche agronomiche tra cui, in particolare, la raccolta al momento giusto: non bisogna mai lasciare frutti maturi in pianta per troppo tempo, perché questo favorisce un elevata presenza dell’insetto in serra.
Le piante inoltre devono essere mantenute in equilibrio, in modo da favorirne l’arieggiamento e l’illuminazione dei frutti, creando così condizioni sfavorevoli all’insetto.
Inoltre, per capire se l’attract and kill sta effettivamente controllando Drosophila suzukii occorre collocare trappole a cattura massale all’interno e all’esterno del contesto produttivo, per monitorare la presenza dell’insetto e, in caso positivo, la differenza tra le catture interne ed esterne.
Questo, nel nostro caso, ci ha permesso di verificare che le trappole a cattura massale posizionate in serre protette con BioMagnet RUBY durante tutta la stagione hanno catturato pochissimo rispetto a quelle collocate all’esterno. La pressione dell’insetto nell’annata in questione non è stata particolarmente elevata e BioMagnet RUBY ha mostrato di essere in grado da solo di tenere sotto controllo D. suzukii.
Quali altri aspetti positivi di BioMagnet RUBY si sente di evidenziare?
Questa soluzione, rispetto alle trappole a cattura massale, ci ha permesso di risparmiare molto tempo e manodopera perché non necessita di manutenzione, mentre le trappole a cattura massale devono essere costantemente ispezionate e riattivate.
