Le conseguenze del conflitto in Ucraina per il mercato europeo della frutta

Suterra 30-mar-2022 14.17.29

L’export di frutta e vino in UE danneggiato dall'invasione dell'Ucraina.

Poco più di un mese dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina da parte della Federazione Russa, ci siamo confrontati con Paco Borrás, analista ed esperto del settore ortofrutticolo, su come questo conflitto influenzerà i mercati europei della frutta e del vino.

Quali sono le principali conseguenze che l'invasione dell’Ucraina sta avendo sui mercati europei della frutta?

La prima diretta conseguenza è la perdita delle 800.000 tonnellate di frutta e verdura che l'Europa inviava in Ucraina e Bielorussia, che rappresentano circa il 10% delle esportazioni totali dell'Unione Europea verso i Paesi terzi. E se parliamo di conseguenze indirette, Russia, Bielorussia e Ucraina importano dal mondo 9 milioni di tonnellate di frutta e verdura fresca, gran parte della quale, almeno per i prossimi mesi, non sarà importata. Si cercherà di dirottare verso altri mercati i prodotti freschi che non trovano più uno sbocco in questi Paesi, il che potrebbe portare a un eccesso di offerta, un surplus di frutta che favorisce un calo dei prezzi.

A ciò si aggiungano le sanzioni imposte. Non si possono fare affari con la Russia, ci sono importanti difficoltà logistiche nel territorio e il pagamento delle merci non è più garantito.

 

Quali filiere frutticole saranno più colpite dalle sanzioni imposte alla Russia?

VARIEDAD FRUTASPrima di tutto, va chiarito che il mercato russo è stato quasi perso nel 2014 con l'annessione della Crimea e il conflitto nel Donbas. All'epoca, le sanzioni imposte fecero perdere alla Spagna 460.000 tonnellate esportate in Russia. Delle 800.000 tonnellate esportate oggi verso questo Paese, poco più della metà sono pomacee (mele e pere), per cui con l'attuale conflitto saranno questi i settori più colpiti. Ma il Paese maggiormente colpito è la Polonia, che esporta ogni anno un milione di tonnellate di mele sul mercato russo.

Per quanto riguarda l'Italia, essa ha perso un mercato verso il quale esportava 26.000 tonnellate di pere, mele e kiwi, principalmente, oltre a un certo quantitativo di uva da tavola.

Cosa potrebbe succedere nel mercato del vino?

VENDIMIA-SUTERRAFinora, il vino non è mai stato colpito dalle sanzioni. La Spagna esporta 53 milioni di litri verso la Federazione Russa e l'Italia circa 69 milioni di litri. Per entrambi i Paesi stiamo parlando di circa il 3% delle loro esportazioni. Al momento non c'è alcun veto all'esportazione di vino in Russia, ma c'è un problema di conversione dei rubli in euro a causa delle sanzioni finanziarie e c'è un problema ancora più grave, che è la svalutazione della moneta russa.

All'Italia, che è il primo esportatore di vino – soprattutto spumante - verso la Russia, accadrà ciò che sta accadendo alla Spagna. Il vino che non prende la via di questi Paesi in conflitto deve essere venduto in altri mercati, il che presumibilmente genererà in essi una concorrenza significativa. Dunque, un mercato del vino che ora dovrà guardare con maggiore interesse ai Paesi asiatici come la Cina, il Giappone e Singapore, ma anche raddoppiare le proprie performance negli Stati Uniti.

Il vero timore dei produttori di vino è che le conseguenze della guerra si ripercuotano ancora una volta sul consumo e che una nuova crisi sorga proprio quando stanno cominciando a riprendersi da quella precedente, causata dalla pandemia.

 

Export di vino italiano verso i Paesi in conflitto (in valore)

 

2021

(Milioni di €)

TREND  
Federazione Russa 345

+18% rispetto

al 2020

 
Ucraina 56

+ 200% nel

quinquennio

precedente

 

 

 

Verrà influenzato anche il mercato degli agrumi?

La Bielorussia e l'Ucraina non sono un grande mercato per gli agrumi spagnoli: in questi due Paesi la Spagna esporta circa 28.000 tonnellate, che rappresentano lo 0,7% del totale. Quello che sta succedendo è che anche la Grecia perderà altrettanto e di conseguenza ci saranno 50.000 tonnellate di agrumi europei che dovranno essere ricollocati su altri mercati.

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Il cachi è un prodotto molto apprezzato nell'Europa dell'Est: come ne sarà influenzato l’export?

caqui-blogIl cachi è un altro problema, perché nei due Paesi rappresenta un export di 20.000 tonnellate per la Spagna, il 10% del totale delle esportazioni spagnole. Qui il volume sarà perso tutto in una volta e lo sarà per molto tempo, perché dopo il conflitto, per quanto breve sia la sua durata, il mercato non richiederà prodotti "esotici" come il cachi. E questo prodotto è molto ben radicato negli stili di consumo slavi.

 

Come si modificherà la mappa dell’export di frutta?

In queste circostanze, gli handicap delle politiche di import-export della UE sono ancora una volta evidenti. Perché le condizioni di import sono negoziate da Bruxelles per tutti i Paesi membri, ma quando si tratta di esportazioni ogni Paese deve fare accordi separati, perdendo così potere negoziale.

Un mese di conflitto armato è un periodo di tempo ancora troppo limitato per conoscere le reali conseguenze a medio e lungo termine per il mercato europeo della frutta, ma ciò che è chiaro è che i frutticoltori devono continuare a concentrarsi sulla qualità e sulla sostenibilità per essere sempre competitivi e poter volgere lo sguardo verso mercati alternativi. Quando una porta si chiude, c'è sempre l'opportunità di aprirne una nuova.